Esplorare le vite precedenti per evolversi – Intervista a Viktoria G. Duda (di Florinda Balli)

Florinda Balli, giornalista ed editore della rivista Mutamenti (http://www.mutamenti.ch/) ha partecipato al 2º Congresso di Studi organizzato dalla IAC. In tale occasione ha intervistato alcuni partecipanti, tra cui Viktoria G. Duda, ipnoterapista e scrittrice.

Per gentile concessione riportiamo questa intervista:

Esplorare le vite precedenti per evolversi

Tra il 19 e il 21 maggio scorsi si è tenuto a Miami il secondo congresso dell’IAC, l’Accademia internazionale che da anni promuove lo studio del rapporto tra coscienza e realtà sotto un profilo non materialistico anche se rigorosamente scientifico.

Tra i relatori figuravano vari scienziati, noti per le loro ricerche in netto contrasto con il paradigma imperante. Il congresso inoltre ha voluto onorare in modo particolare il fisico Robert G. Jahn e la psicologa Brenda J. Dunne, fondatori negli anni Settanta del PEAR (Princeton Engeneering Anomaly Research), un laboratorio dell’università di Princeton le cui ricerche hanno contribuito in modo significativo (e anche rivoluzionario) alla conoscenza del rapporto tra coscienza e oggetto.

Viktoria G. Duda è ipnoterapista e scrittrice. Pratica la regressione alle vite passate come forma di terapia, ma anche come metodo di evoluzione personale. È tornata da poco in Ungheria dopo aver vissuto per un decennio a Londra. A Miami ha parlato degli aspetti terapeutici della retrocognizione, o conoscenza delle vite precedenti, tema che affronta anche in questa intervista.

 La regressione alle vite precedenti è terapeutica?

Lo è se il paziente è pronto.

 Come scopri se i tuoi pazienti lo sono?

Solitamente il solo fatto di chiedere di fare una regressione indica che lo sono. Tuttavia domando sempre quali sono i motivi che li spingono venire da me. Se sono validi, se dicono ad esempio che vogliono conoscere il senso della propria vita, che vogliono sapere come aiutare gli altri, se mostrano compassione verso il prossimo, allora sono praticamente sicura che la regressione sarà loro utile. Se invece i loro moventi sono egoistici, se dicono, che so, che vogliono sapere perché una certa persona si comporta in un certo modo con loro, se vogliono diventare più ricchi, avere più successo e così via, allora capisco che devo essere prudente perché per loro la regressione sarà soltanto una perdita di tempo.

Perché?

Quello che cercano queste persone è un modo per semplificarsi la vita, mentre il processo di regressione, una volta iniziato, ti porta a compiere nuovi sforzi e ad affrontare nuove fatiche. Scoprire le proprie vite precedenti non è una passeggiata, almeno in un primo tempo. Certo alla fine la vita risulta più ricca e migliore, ma in un primo tempo bisogna essere pronti ad affrontare non poche difficoltà.

In fondo è un po’ come una psicanalisi?

Esattamente. È un po’ come il lavoro sull’ombra che fanno gli junghiani: scopri dei lati della tua personalità che non ti piacciono e che hai sempre tentato di sopprimere.

Lati negativi?

A volte sì. Altre volte invece si tratta di lati positivi ma che non corrispondono a ciò che tu vorresti essere. Ad esempio può darsi che tu scopra di possedere un talento artistico che non vuoi coltivare perché preferisci avere una carriera sicura in banca.  

 Durante la tua conferenza hai detto che non dobbiamo farci illusioni su chi eravamo nelle nostre vite precedenti. Perché?

Se partiamo dall’idea che siamo a questo mondo per evolverci, allora possiamo dedurre logicamente che ciò che siamo oggi è la nostra versione migliore in assoluto. Ma non vorrei sembrare troppo categorica. Non escludo che qualcuno abbia avuto degli incidenti di percorso. Tuttavia in generale possiamo affermare che ciò che siamo ora è il punto massimo di evoluzione mai raggiunto dal nostro essere. Perciò ci vuole anche molta umiltà per fare questo lavoro, perché probabilmente dovremo identificarci con personaggi che oggi considereremmo come primitivi, rozzi, violenti e così via.

Come procedi in pratica nelle regressioni?

Induco uno stato di profondo rilassamento nel soggetto. In questo stato, come è stato appurato da una serie di esami con la risonanza magnetica, le persone sperimentano una serie di onde alfa e theta, ossia onde di calma, alle quali si mischiava di tanto in tanto un richiamo che riportava le onde a un livello normale di veglia. Questi picchi corrispondevano solitamente alle visioni di vite passate.

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